老年時期有明暗起伏的階段,這種現象激起一些疑問:
老年病患的生活是否還有存在的意義?
當疾病的挑戰進入難堪的狀態,是否可以接受安樂死,以得到解脫,而不繼續維護生命?
教宗接見醫療牧靈國際會議人士,指出對老年病患應予以安寧療護
(梵蒂岡電臺訊)由聖座醫療牧靈委員會舉辦的第二十二屆國際會議,於十一月十七日中午結束。散會之前,全體與會的專家學者由聖座醫療牧靈委員會主席巴拉幹樞機主教帶領,聯合晉見了教宗本篤十六世。教宗向他們發表了一篇熱心維護老年病患生命的講話,並以他的前任若望保祿二世教宗為表樣,勉勵科學界、醫療界以及政界人士,不要陷入安樂死的誘惑。
教宗說:“安樂死的誘惑是死亡文化最危險的徵兆,這種徵兆在富裕社會中尤其危險。先教宗若望保祿二世曾經多次,特別是在他患病時期,提供信德和勇敢的見證,他邀請科學界和醫療界人士努力研究,預防並治療與年紀老化有關的疾病,絕不應該企圖使用某種縮短老年病患的生命的方式途徑,因為這樣的方式途徑事實上就是安樂死的方式。
教宗強調不使用安樂死雖然是科學界和醫療界人士的義務,但也是衛生保健工作者的義務,他們必須為人生各階段的生命、特別是為患病時期的生命服務。教宗指出需要有全面的承諾,好使人的生命不僅在天主教的醫院裡面受到尊重,也在任何醫療機構內受到尊重。
教宗更談到老年病患的看護問題,他說:“老年時期有明暗起伏的階段,這種現象激起一些疑問:老年病患的生活是否還有存在的意義?當疾病的挑戰進入難堪的狀態,是否可以接受安樂死,以得到解脫,而不繼續維護生命?這是基督信徒不能不面對的問題”。
對這些問題,教宗強調:“陪伴老年病患、尤其是陪伴那些健康已經沒有復原可能者的人,必須面對這些問題。今天講求效率的觀念經常傾向於把這些受苦的兄弟姐妹排除在一邊,幾乎認為他們是社會的負擔和問題。但是對一個有人性尊嚴感的人來說,他知道這些鍵康處在嚴重狀況下的兄弟姐妹們應該受到尊重,受到支持。在必要時,使用安寧療護也是理所當然的。這種療護雖然不能使病患康復,卻能減輕由疾病所衍生的痛苦。除了提供必要的醫療之外,也應該顯示具體的愛的能力,因為病患需要瞭解,需要安慰,以及不斷的鼓勵和陪伴”。
最後,教宗向各國醫療牧靈專家學者說:“年老的人尤其需要得到幫助,使他們有意識地走完現世人生最後一段旅程,以安詳的心境準備死亡的來到,因為那是進入充滿慈愛的天父的懷抱的過渡。對基督信徒來說,面對疾病痛苦時,他們都受到邀請保持安詳,因為沒有任何事物,包括死亡在內,可以使我們與基督的愛分離。和基督在一起,可以面對並超越任何生理和精神的考驗,尤其在最脆弱的時候,更能體驗基督救贖的成果”。
18-11-2007
http://www.radiovaticana.org/cinesebig5/notframe-set.html
Forti della testimonianza di Papa Wojtyla, difendiamo sempre la vita specie degli anziani e dei malati: così, Benedetto XVI alla Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la pastorale della salute
Difendere con coraggio il primato della vita e la dignità della persona umana, soprattutto se anziana e malata: è l’appello levato da Benedetto XVI nel discorso di stamani ai partecipanti alla XXII Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari sul tema “La pastorale nella cura dei malati anziani”. Il Papa ha anche ricordato l’esempio del suo amato predecessore, Giovanni Paolo II, che negli anni della malattia ha sempre esortato i medici a non cedere mai alla tentazione dell’eutanasia. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal cardinale Javier Lozano Barragán, presidente del dicastero vaticano. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Un appassionato discorso in difesa della vita, soprattutto quando l’avanzare dell’età e le malattie la rendono più fragile: Benedetto XVI ha esortato gli scienziati e i medici come anche i politici a non dimenticare che “la tentazione dell’eutanasia appare come uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte, che avanza soprattutto nelle società del benessere”. Il Santo Padre ha usato le parole di Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae e, proprio all’esempio offerto da Papa Wojtyla di fronte alla sofferenza, ha voluto dedicare un passaggio forte del suo intervento:
"In più occasioni, il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II, che specialmente durante la malattia ha offerto un’esemplare testimonianza di fede e di coraggio, ha esortato gli scienziati e i medici ad impegnarsi nella ricerca per prevenire e curare le malattie legate all’invecchiamento, senza mai cedere alla tentazione di ricorrere a pratiche di abbreviamento della vita anziana e ammalata, pratiche che risulterebbero essere di fatto forme di eutanasia".
Tale dovere, ha aggiunto, “tocca anche agli operatori sanitari” che devono farsi “ministri della vita in tutte le sue fasi” specie in quelle segnate dall’infermità. “Occorre un generale impegno – è stata la sua esortazione – perché la vita umana sia rispettata non solo negli ospedali cattolici, ma in ogni luogo di cura”. Il Papa si è soffermato sulla cura dei malati anziani. L’anzianità, ha rilevato, ha fasi distinte con luci e ombre che suscitano alcune domande. Ci si chiede, ha detto, “se ha ancora senso l’esistenza di un essere umano che versa in condizioni assai precarie, perché anziano e malato”. E ancora, ha proseguito, ci si domanda “se, quando la sfida della malattia si fa drammatica”, non sia il caso di accettare “l’eutanasia come una liberazione”, piuttosto che “continuare a difendere la vita”. Interrogativi ai quali il cristiano non può sottrarsi:
"Con queste domande deve misurarsi chi è chiamato ad accompagnare gli anziani ammalati, specialmente quando sembrano non avere più possibilità di guarigione. L’odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un 'peso' ed 'un problema' per la società. Chi ha il senso della dignità umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficoltà legate al loro stato".
E’ giusto, ha detto Benedetto XVI, “che si ricorra pure, quando è necessario, all’utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado però di lenire le pene che derivano dalla malattia”. Tuttavia, è stato il suo richiamo, “accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre mostrare una concreta capacità di amare, perché i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento”:
"Gli anziani, in particolare, devono essere aiutati a percorrere in modo consapevole ed umano l’ultimo tratto dell’esistenza terrena, per prepararsi serenamente alla morte, che - noi cristiani lo sappiamo - è transito verso l’abbraccio del Padre celeste, pieno di tenerezza e di misericordia".
Il Santo Padre non ha mancato di mettere l’accento sul ruolo della famiglia nella cura degli anziani. E’ importante, ha affermato, che “gli anziani ammalati possano trascorrere l’ultimo periodo della vita nella loro casa e prepararsi alla morte in un clima di calore familiare”. D’altro canto, ha aggiunto, anche quando si rendesse necessario il ricovero in strutture sanitarie, non deve mai venire meno “il legame del paziente con i suoi cari”. Nei momenti più difficili, ha poi sottolineato, il malato sia “incoraggiato a trovare la forza per affrontare la sua dura prova nella preghiera e col conforto dei Sacramenti”. Il malato sia circondato dai fratelli, è stato l’invito del Santo Padre, “è questo, in verità, il vero obiettivo della cura pastorale delle persone anziane”. Quindi, ha ribadito che per i cristiani è la fede in Cristo ad illuminare la malattia come ogni altro evento dell’esistenza. Morendo sulla croce, ha detto il Papa, Gesù “ha dato alla sofferenza umana un valore e un significato trascendenti”:
"Dinanzi alla sofferenza e alla malattia i credenti sono invitati a non perdere la serenità, perché nulla, nemmeno la morte, può separarci dall’amore di Cristo. In Lui e con Lui è possibile affrontare e superare ogni prova fisica e spirituale e, proprio nel momento di maggiore debolezza, sperimentare i frutti della Redenzione".
E’ il Signore, ha concluso, che “trasforma l’esistenza dando senso salvifico anche alla malattia ed alla morte”. Di qui, l’esortazione agli operatori sanitari e a tutti i fedeli ad impegnarsi sempre “a diffondere il vangelo della vita”.
http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=167977
17/11/2007 12.40.25
11.17.2007
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